E fu così che quando per la prima volta vidi il cartone animato di Creamy finii per prendermi una clamorosa sbandata. Una delle tante, perché di fatto non fu la prima, ma fu comunque una delle più intense. Vuoi per lo sguardo particolarmente languido e lascivo, vuoi per quella gonnellina ad espansione orizzontale che tanto stimolava le mie acerbe depravazioni da maniaco ottantenne in erba, vuoi per tanti altri motivi che ora non starò qui ad elencare, ma comunque me ne innamorai. Il problema è che all'epoca, volente o nolente, mi ritrovavo ad essere piuttosto grandicello, poiché se non ricordo male frequentavo già la prima media. E si sa che i maschietti a quell'età, sebbene non fosse scritto da nessuna parte, dovevano necessariamente pensare a tutto fuorché ad un cartone animato per femminucce dalle tinte sdolcinate. Epperò a me piaceva e non potevo farci nulla. Il fato volle che in quello stesso periodo, oltre al cartone animato, gli Dei della Terra decidessero di concedere a noi comuni mortali anche il relativo album delle figurine. E come se questo già di per sé non bastasse, nel supermarket accanto alla mia scuola lo davano persino in omaggio. Dramma e disperazione! Se anche avessi usufruito della generosa offerta del supermarket all'angolo, mai e poi mai avrei potuto presentarmi dinanzi all'edicolante in divisa da metallaro incallito e con tanto di atteggiamento sprezzante nei confronti dell'universo intero per poi chiedere cortesemente cinque pacchetti di figurine per la raccolta di Creamy. Tanto più che l'edicola era situata in una zona virtualmente poco strategica, a due passi dalla mia scuola. Il rischio di imbattermi in qualche compagno di classe spavaldo e gradasso pronto a prendermi per il culo a vita era davvero troppo alto ed io, che come tutti a quel tempo lavoravo incessantemente al fine di costruirmi un'immagine che potesse per lo meno definirsi decente, non ero ancora pronto a correrlo. Con atteggiamento sconsolato decisi quindi di rinunciare, reprimendo così quello che io consideravo un ragionevole gesto di devozione verso colei che tanto stimolava le mie follie emotive di adolescente. Giunsi persino ad invidiare la mia vicina di banco, poiché lei, come tutte le sue coetanee, non solo poteva permettersi di realizzare la sacra raccolta di figurine, ma era anche libera di andarne fiera ed orgogliosa. La compagna in questione si chiamava Chiara ed era una delle poche ragazze con cui riuscivo a condividere gusti e preferenze negli ambiti più disparati. Prevalentemente in quello musicale, ma talvolta anche in ambito televisivo. Ebbene, ricordo che un pomeriggio, durante una noiosissima lezione di storia che nessuno seguiva, vidi accanto a lei un mazzo di figurine doppie. Avete presente le doppie, no? Quelle che solitamente ci si scambiava con altri devoti collezionisti al fine di completare l'album più rapidamente. Si insomma, proprio quelle. Sempre col solito atteggiamento sconsolato di chi è rassegnato a non poter avere ciò che desidera ma vuole comunque godere delle gioie altrui in attesa di tempi migliori, timidamente le domandai se potevo dar loro un'occhiata. Cominciai a sfogliare una ad una tutte le figurine che componevano il consistente mazzo, finché non vidi lei: la figurina perfetta; quella che ritraeva la bellissima Creamy all'apice del suo splendore; quella che non mi sarei mai stancato di ammirare; quella sulla quale avrei potuto fantasticare per giorni e giorni nella beata solitudine della mia cameretta; quella che avrei dovuto avere a tutti i costi! Da quel momento, per tre lunghi giorni pregai Chiara in tutte le lingue del mondo affiché me la cedesse. Oh certo, mica in cambio di niente! Al tempo vigeva la consuetudine secondo cui maschietti e femminucce non dovessero assolutamente elargirsi favori di alcun tipo, poiché sarebbe stato interpretato come un gesto di debolezza e conseguente sottomissione nei confronti dell'altro sesso. Doveva necessariamente sussistere uno scambio. Le proposi allora un po' di tutto, dai giornaletti di musica fino ad arrivare persino al mio inutile compagno di banco. Le proposi di prendersi anche lui, ma non ci fu verso. Chiara era assolutamente intransigenze e stabile nella sua posizione. All'epoca né io né i miei genitori disponevamo di grosse quantità di denaro. Erano tempi duri e diciamo pure che di fatto stavo sempre al verde (un po' come ora d'altronde). Ma quella figurina la desideravo tanto ed infine, in preda al delirio più totale, arrivai persino ad offrire a Chiara il denaro corrispondente all'acquisto di dieci pacchetti di figurine! Dieci pacchetti, capite? Fino a quel momento non me li ero mai potuti permettere. Né d'altronde i miei avrebbero mai elargito una simile somma, ma in qualche modo mi sarei comunque arrangiato. Chiara finalmente accettò. Quella sera mi presentai al cospetto di una madre severa e incazzata ed inventai un racconto strappalacrime degno della più tremenda telenovela brasiliana. Di certo non potevo dirle che servivano per l'acquisto di una misera figurina, mi avrebbe fatto internare al volo (e con buona ragione). Insomma, per farla breve alla fine riuscii ad avere quei soldi insieme a una bella e prevedibile sgridata. Non me li concesse tutti per la verità, qualcosina di meno, ma avrei comunque dovuto tentare. Il giorno seguente andai da Chiara e le ofrii il malloppo, spiegandole che era tutto quello che ero riuscito a mettere insieme. Chiara ci pensò un po', tirò fuori la figurina dal mazzo e alla fine me la diede senza pretendere nulla in cambio. Se solo non fosse stata brutta e odiosa come tutte le bambine della sua età, probabilmente l'avrei anche abbracciata. Fu comunque uno dei giorni più felici della mia lugubre infanzia e nelle settimane a venire feci di quella figurina una sorta di feticcio da ammirare e venerare. Vi costruii un tempio sacro tutto intorno e sacrificai due gatti del mio vicino di casa in segno di profonda e perpetua devozione. Non ricordo quale infine fu la sorte che segnò la sacra effigie, probabilmente andò distrutta durante il devastante diluvio casalingo con cui Dio decise di punire la mia reiterata infedeltà pagana. Tuttavia quella figurina la porto ancora oggi nel profondo del cuore. E insomma, vorrà pur dire qualcosa...

Scritto e diretto da Deeproad alle ore 12:19 | messa a fuoco | commenti (93)
A proposito di vite perpendicolari...

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