Cassandra non era umana. Era la personificazione stessa dell'incubo. Era colei che nelle mie più sordide fantasie mi avrebbe stretto nella sua morsa tentacolare fino a stritolare il mio fragile collo. Cassandra era il mostro della laguna nera, la creatura sadica e perversa dallo sguardo magnetico e malvagio. Talvolta, quando tutti erano indaffarati nelle loro faccende, volgeva il capo verso di me e mi fissava con espressione beffarda come ad attendere pazientemente l'occasione propizia per fare di me un sol boccone. Le sue fauci equine erano pronte a lacerare le mie carni e a masticarle con insana ferocia. Cassandra era tutto questo e molto di più. Non so per quale motivo i miei di tanto in tanto mi portassero da lei, probabilmente per un puro e semplice atto di fede al quale né a me né a loro era concesso sottrarci. Capitò una sera che fossi distratto e, senza quasi rendermene conto, rimasi da solo con lei nella medesima stanza. Mia madre, dalla cucina, udì le mie grida disperate provenire dal soggiorno e quando aprì la porta vide me fuggire dalle grinfie dalla malefica Cassandra, che finalmente pareva aver rivelato dinanzi a tutti la sua demoniaca natura. Correvo intorno al tavolo rotondo del soggiorno, gettando a terra con violenza tutte le sedie che incontravo lungo la mia strada, nella vana speranza di creare una serie di ostacoli insormontabili tra me e il mostro. Cassandra emetteva versi che sembravano provenire direttamente dalle profondità degli Inferi e agitava maldestramente i suoi tentacoli nel tentativo di afferrarmi. Quando vidi mia madre corsi verso di lei come fosse la luce in fondo al tunnel, mentre qualcun altro si gettò su Cassandra per provare a placare la sua furibonda ira. Fu l'ultimo ricordo che conservo di lei.Tanto per la cronaca, Cassandra era semplicemente una ragazza spastica, incapace di esprimersi e di muoversi correttamente. In fondo mi voleva bene e quel giorno ebbe semplicemente la malaugurata idea di volermelo dimostrare. La vita non fu particolarmente generosa nei suoi confronti ed io molto probabilmente lo sono ancora meno nel dipingerla così come la mia immaginazione l'aveva raffigurata quando ancora ero un bambino.
Eppure questo è quanto.

Scritto e diretto da Deeproad alle ore 12:29 | messa a fuoco | commenti (30)
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